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ALLA SCOPERTA DI QUESTO PREZIOSO E RARO BULBO TRA RACCONTI, LEGGENDE, TRADIZIONI E RICETTA a cura di BETTY SCAGLIONE CIMO’

C’era una volta un pezzo di legno…scriveva Collodi….c’era una volta una cipolla rossa…diciamo noi…

Lasciatevi trasportare  da questo racconto della nostra socia Betty Scaglione Cimo’ che ha come protagonista la cipolla di Bisacquino,  una varietà di cipolla molto grossa schiacciata ai poli, dalla tunica rossastra, dolcissima al gusto, molto aromatica, dalla consistenza morbida e carnosa. Il bulbo può supera abbondantemente il chilogrammo; l’area di produzione è il territorio di Bisacquino (Pa) e i territori limitrofi.

Alla fine del racconto troverete anche la ricetta della marmellata di cipolla della nostra eclettica ed inesauribile socia Betty Scaglione Cimò, accompagnata da notizie  storiche e tradizionali legate  questo caratteristico bulbo.

QUELLO STRANO COLORE ROSA CIPOLLA…. di BETTY SCAGLIONE CIMO’
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“Serafina aveva tre figlie femmine, belle, educate, non ricche, ma molto
intelligenti. Nella Sicilia del secolo scorso, la mancanza di un figlio
maschio, non era cosa buona, in particolar modo, là dove l’unico
sostentamento era il lavoro del capofamiglia. Pasquale era un grande
lavoratore, non si fermava mai: tutta la settimana curava le terre avute in
gabella e la domenica lavorava un piccolo giardino-orto ricevuto in
eredità dai suoi genitori. Concetta, Sara e Nina erano tre ragazze
virtuose; Concetta, la primogenita, aveva imparato la nobile arte del
ricamo ed era diventata tanto brava che i suoi lavori erano così
apprezzati che tutte le ragazze del paese e quelle dei paesi limitrofi,
avevano nel loro corredo qualche capo di biancheria ricamato da lei.
Sara, la secondogenita, aveva un sogno: insegnare ai bimbi delle scuole
elementari. Con non pochi sacrifici della famiglia, la ragazza aveva
realizzato il suo sogno ed ora insegnava in una scuola di un paese
vicino. Nina, la piccola di casa, aveva una grande passione : cucire,
realizzare dei modelli per le signore che frequentavano la sartoria dove
lei lavorava.
Un mattino di luglio, nella sartoria di “mastra Dina“, vennero tre signore
da Palermo, volevano cuciti degli abiti per il matrimonio di una loro
parente e avevano saputo che in quella sartoria erano in grado di
realizzare dei modelli particolarmente belli di loro creazione. La signora
Dina mostrò alle clienti un campionario particolare ed esclusivo. Due
signore scelsero subito il modello, il tessuto e il colore dell’abito. La terza
signora, molto appariscente, ripeteva in continuazione
< Voglio qualcosa di estroso.>
Dopo tante incertezze selezionò un modello creato da Nina. La scelta
del colore e del tessuto impegnò tutta la sartoria. Finalmente fu deciso
per dello chiffon bordato in raso. Quella del colore si presentò, da subito,
un’impresa ardua, nessun colore incontrava i gusti della cliente e la
pazienza stava per esaurire in tutte le sarte. Nina, con tanta calma,
chiese alla signora di tornare tra qualche giorno, promettendo che le
avrebbe fatto trovare un modello con il colore di suo gradimento.
Dopo che le signore furono andate via, “mastra” Dina, chiamò Nina.
<Cosa hai in mente, quella cliente ci farà impazzire, è estrosa e
capricciosa, dove troverai dello chiffon color vattelappesca per lei. >
Nina senza scomporsi la rassicurò.
< Signora Dina, vedrà che quello che realizzerò piacerà alla signora.>
Quella sera Nina andò via dalla sartoria e portò con sé un taglio di
chiffon bianco.
Alcuni giorni prima la ragazza era andata nell’orto ad aiutare i genitori
per raccogliere le cipolle rosa, poi le aveva sistemate nel magazzino per
l’indomani preparare la marmellata. A Nina, involontariamente, quel
giorno scivolò il grembiule bianco nella vasca dove aveva messo le
bucce delle cipolle, ma lei non se ne accorse nemmeno. Con sua grande
sorpresa, quando lo ritrovò, vide che non era più bianco, ma di un bel
colore rosa come le cipolle.
Rientrata a casa, Nina si mise subito all’opera; prese una vasca pulita,
versò dell’acqua tiepida e dentro mise la guaina di alcune cipolle, poi,
delicatamente vi immerse il taglio di chiffon bianco e lo lasciò in ammollo
tutta la notte. Il giorno dopo tolse dall’acqua la stoffa e con sua grande
soddisfazione vide una bellissima stampa di colore rosa. Soddisfatta del
suo lavoro stese ad asciugare la sua creazione. Lo stesso giorno tagliò
e mise in prova il suo modello.
Due giorni dopo venne in sartoria l’eccentrica cliente.
Nina mostrò subito l’abito alla signora che sgranando gli occhi esclamò
< Che meraviglia, con questo vestito farò crepare d’invidia tutte le altre
invitate. >
La cliente aveva appena lasciato la sartoria e la signora Dina chiamò
Nina.
< Come hai fatto, come sei riuscita a realizzare questo colore? >
Nina fece una lunga risata.
< A che vale raccontare i miei segreti, tanto non mi credereste.>
La signora Dina insistette e la ragazza con un grande sorriso disse.
< Noi abbiamo un tesoro con le nostre cipolle rosa, ma non diamo loro la
giusta importanza. Rifletta su quanto sto dicendo sulla cipolla rosa.
< Mio padre le ha piantate, mia madre ed io le abbiamo raccolte
Mia madre le ha cucinate in vari modi, infine, io ho creato qualcosa che
ha reso felice una donna. >
Tutte la guardarono meravigliate e lei con un grande sorriso disse
< Già, la cipolla di Bisacquino, buona per tutto: per cucinare dolce e
salato e soprattutto per colorare il cuore di rosa”

” LA MIA TRADIZIONALE RICETTA DELLA MARMELLA DI CIPOLLE DI BISACQUINO ” di Betty Scaglione Cimo’

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Bisacquino e la cipolla sono uniti da una storia molto lunga e la cipolla si chiama “busacchinara” come se fosse una bella donna. Una cipolla può arrivare a pesare fino ad un chilo e la si quasi abbraccia.

Praticamente si può fare una marmellata anche con una sola cipolla! Con la marmellata ci accompagno arrosti, bolliti e formaggi. E per darle un sapore un po’ più agrodolce, prima di servirla in una ciotola a parte aggiungo dell’aceto balsamico. C’è una bella storia legata alla sua coltivazione. Si dice, infatti, che risalga alla guerra degli dei che si erano trasformati in cipolle per sfuggire alle ire di Giove.

Non è neanche immaginabile da quanti millenni gli uomini mangiano cipolle, e certamente erano già famose in Egitto. Ma la sua vera diffusione in Sicilia è avvenuta nei quartieri ebraici, le giudecche. E il quartiere ebraico di Bisacquino era particolarmente grande.

Oggi Bisacquino le ha dedicato una festa speciale, la Sagra della Cipolla dove si possono acquistare le marmellate e gustare addirittura il gelato alla cipolla. A proposito, sembra che anche il grande Federico II ne andasse pazzo, specialmente nella versione agrodolce. Questa è la mia ricetta della marmellata che preparo ogni estate per poi gustarmela con gli amici in inverno.

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Ricetta della Marmellata di Cipolle di Bisacquino

Ingredienti: 

• 1 kg di cipolla rosa di Bisacquino
• 200 gr di zucchero
• 200 dl di vino rosé
• 50 dl di acqua
• 4 chiodi di garofano
• 5 grani di coriandolo o pepe rosa
• 6 foglie di alloro

Affettare la cipolla sottile e farla macerare per 4 ore in una bacinella di porcellana o acciaio (no di plastica) con tutti gli ingredienti descritti sopra. Passate le due ore, togliere le foglie di alloro e i chiodi di garofano. Mettere tutto in una pentola di acciaio e con fiamma bassa portandola all’ebollizione. Quando la cipolla sarà ristretta ed addensata, versarla nei barattoli. Poi tappare i barattoli e capovolgerli per 2 minuti, poi riporli in una cesta o scatolo bene avvolti nella carta di giornale. Tenerli così per 48 ore. Il barattolo aperto va conservato in frigo.

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